
Ben oltre i vangeli entrati nella Bibbia, alcuni testi antichi continuano a suscitare curiosità perché offrono versioni diverse degli ultimi momenti di Gesù.
Di Aelius Varro
Uno dei più intriganti è il cosiddetto Vangelo di Pietro, uno scritto apocrifo riscoperto in Egitto alla fine del XIX secolo e che ancora oggi richiama l’attenzione per i suoi passaggi insoliti e quasi surreali.
Il manoscritto fu trovato ad Akhmim, nell’Alto Egitto, all’interno della tomba di un monaco cristiano. Sebbene la scoperta archeologica sia relativamente “recente”, il testo in sé è molto più antico e viene solitamente associato ai primi secoli del cristianesimo. Il frammento conservato non racconta l’intera vita di Gesù, ma si concentra proprio sugli episodi più drammatici: la condanna, la crocifissione, la sepoltura e la resurrezione.
+ Le presunte sorelle biologiche di Gesù: la storia dimenticata di Maria e Salomè
+ Tiamat: l’antico mistero della dea del caos che segnò la creazione del mondo in Mesopotamia
Ciò che rende il Vangelo di Pietro così affascinante è il fatto che presenti dettagli che non compaiono allo stesso modo nei vangeli canonici. Invece di dare il ruolo principale a Pilato, per esempio, il testo attribuisce a Erode e ad altre autorità giudaiche un ruolo ancora più centrale nella condanna di Gesù. Questa differenza basta già a mostrare che si tratta di una tradizione distinta da quella che finì per consolidarsi nel Nuovo Testamento.
Ma è nella resurrezione che il racconto sorprende davvero. Nel frammento trovato in Egitto, la scena assume contorni grandiosi: il cielo si apre, figure scendono fino al sepolcro e le guardie assistono all’uscita di esseri dall’aspetto straordinario. In uno dei passaggi più commentati dagli studiosi, perfino la croce appare quasi viva, partecipando all’episodio in modo simbolico e impressionante.
Un altro dettaglio che colpisce si trova nelle parole attribuite a Gesù sulla croce. Invece della formulazione più nota dei vangeli biblici, il testo presenta una variante che molti ricercatori vedono come il segno di una teologia diversa, forse legata a correnti cristiane antiche che interpretavano in altro modo la natura di Cristo.
Proprio perché presenta queste differenze, il Vangelo di Pietro non fu mai accettato come parte della Bibbia. I leader cristiani dei primi secoli mostravano già diffidenza nei confronti del testo, ritenendo che contenesse idee incompatibili con la tradizione che sarebbe diventata dominante. Anche così, il documento è rimasto una testimonianza preziosa per comprendere la diversità del cristianesimo antico.
Oggi il Vangelo di Pietro viene visto meno come una “verità nascosta” e più come una testimonianza affascinante di come diverse comunità cristiane narravano la morte e la resurrezione di Gesù. Per i lettori moderni, continua a essere una finestra su un passato pieno di dispute religiose, simbolismo e racconti che mescolano fede, immaginazione e potere.
