
Molto prima di apparire come rivale nelle tradizioni bibliche, Baal Hadad dominava già le tempeste, la fertilità e la guerra in antichi testi del Levante che ancora oggi incuriosiscono gli storici.
Di Aelius Varro
Molto prima che il suo nome riecheggiasse nelle pagine della Bibbia come simbolo di un culto rivale, Baal Hadad occupava già un posto centrale nella religione dell’antico Vicino Oriente. “Baal” significava “signore”, mentre Hadad era il dio semitico delle tempeste, del tuono e della pioggia, forze decisive per la sopravvivenza dei popoli agricoli del Levante. In diverse regioni, era il principale “baal”, il signore per eccellenza.
La parte più affascinante di questa storia non arrivò inizialmente dalla Bibbia, ma dagli scavi di Ugarit, antica città sulla costa dell’attuale Siria, a Ras Shamra. Le sue rovine iniziarono a essere scavate nel 1929 e, tra i ritrovamenti, emersero testi in lingua ugaritica che aprirono una rara finestra sull’universo religioso della tarda Età del Bronzo. Tra questi vi era il celebre Ciclo di Baal, conservato in sei tavolette d’argilla.
Queste tavolette mostrano Baal Hadad non come una figura oscura, ma come un dio potente, giovane e combattivo. Affronta Yamm, personificazione del Mare, sconfigge questo avversario con armi forgiate dal dio-artigiano Kothar, conquista il diritto di avere un palazzo sul monte Sapanu/Zafon e poi entra in conflitto con Mot, la Morte. Il racconto unisce regalità divina, combattimento cosmico, siccità, fertilità e ritorno della vita, temi che aiutavano a spiegare l’ordine del mondo e le angosce di una società dipendente dalle piogge.
È a questo punto che Baal Hadad assume la sua aura più misteriosa. Nei testi ugaritici riceve titoli come “Cavaliere delle Nubi”, “il Potente” e “Signore della Terra”. È il dio della tempesta, colui da cui dipendono i campi, il raccolto e, in un certo senso, la stessa stabilità della vita umana. Questo ritratto è molto diverso dall’immagine semplificata che in seguito si sarebbe consolidata nelle letture religiose posteriori.
Per gli studiosi, il vero enigma non è sapere se Baal Hadad sia stato “nascosto”, ma capire come questi antichi testi aiutino a illuminare il mondo nel quale stava prendendo forma la stessa letteratura biblica. Le ricerche accademiche indicano che i testi ugaritici offrono parallelismi letterari e religiosi così forti con la Bibbia ebraica da appartenere a una matrice culturale condivisa o sovrapposta, pur senza essere la stessa tradizione. In altre parole, quando gli autori biblici scrivevano di Baal, dietro quel nome esisteva già un passato mitologico molto più antico e complesso.
Per questo motivo, la cosiddetta “storia segreta” di Baal Hadad potrebbe essere meno una cospirazione e più una memoria sepolta dal tempo. Prima di diventare un antagonista nei testi biblici, fu uno dei grandi signori del cielo tempestoso nell’immaginario dell’antico Levante, un dio che governava il tuono, combatteva il mare, discendeva nella morte e ritornava come segno di rinnovamento. Ed è proprio questo passato anteriore alla Bibbia a trasformare Baal Hadad in una delle figure più intriganti dell’antichità.
